Gli dei dell’età arcaica

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Gli dei dell’età arcaica

Messaggio  Giuliano il Sab Nov 24, 2007 10:35 pm

La religione romana arcaica distingueva due tipologie di dei, detti di indigetes e di novensiles; gli indigetes erano gli dei romani autoctoni, trenta dei quali venivano onorati con festività speciali, mentre i novensiles erano divinità assimilate in epoche successive. Le più antiche divinità romane comprendevano, oltre agli indigetes, una serie di divinità specifiche, o numina, designabili genericamente come “divinità custodi” o “ausiliarie”, i cui nomi riflettevano le parole indicanti le attività durante le quali venivano invocati; il culto che veniva loro tributato era accomunato a quello rivolto alle divinità maggiori. Essendo queste divinità prive di una identità personale definita, più che una forma di politeismo, la religione latina antica è stata definita come “polidemonismo”.

Gli dei rappresentavano distintamente le necessità pratiche della vita quotidiana, secondo le esigenze della comunità alla quale appartenevano: a loro venivano scrupolosamente offerti sacrifici rituali e le loro immagini venivano esposte intorno a tavole imbandite, in simbolici banchetti detti lectisternia, cui venivano “invitate” di volta in volta le divinità che si volevano maggiormente vicine alla comunità nel frangente specifico.

Così, Giano veniva chiamato a vegliare sulle porte e i passaggi, Vesta sul focolare, i Lari proteggevano i campi e la casa, Pale i pascoli, Saturno la semina, Cerere la crescita del grano, Pomona la frutta, Conso e Opi il raccolto. Anche Giove, re degli dei, veniva onorato per l’aiuto che le sue piogge dispensavano a coltivazioni e vigneti. Importanti fin dai tempi più antichi erano gli dei Marte e Quirino, spesso affiancati: Marte era dio della gioventù e della guerra, mentre Quirino, che veniva identificato con Romolo, era probabilmente il patrono della comunità armata nei periodi di pace. Figura principale del pantheon primitivo era la triade formata da Giove, Marte e Quirino (i cui tre sacerdoti, o flamines, possedevano la massima autorità), assieme a Giano e a Vesta.

La tradizione ascrive alla stirpe reale dei Tarquini la successiva instaurazione della Triade Capitolina, composta da Giove, Giunone e Minerva, la costruzione sul colle Aventino di un tempio dedicato a Diana e l’introduzione dei Libri Sibillini, che contenevano profezie sulla storia del mondo; secondo la leggenda, Tarquinio il Superbo acquisì i Libri Sibillini alla fine del VI secolo a.C. dalla Sibilla cumana.

Fonte - Encarta

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